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In "cammino" verso la festa di S. Ponziano, patrono della città di Spoleto e dell'intera Archidiocesi. Sabato 14 gennaio solenne pontificale dell'Arcivescovo. Riflessione sul martirio di don Luciano Avenati. Convegno su "Eucarestia e Croce". PDF Stampa E-mail

La Chiesa diocesana si appresta a celebrare, sabato 14 gennaio 2012, la festa liturgica di S. Ponziano martire, patrono della città di Spoleto e dell’intera Archidiocesi. Come ogni anno, è in programma la peregrinatio della reliquia del Santo in alcune comunità cristiane del Comune di Spoleto. Si è iniziato il 4-5 gennaio con la parrocchia di Baiano. Il programma completo della peregrinatio è nel manifesto allegato. Venerdì 13 gennaio si entra nel vivo della solennità: alle ore 18.00 l’arcivescovo mons. Renato Boccardo presiederà nella basilica di S. Gregorio Maggiore i primi vespri pontificali.

Sabato 14 gennaio, invece, è proprio il giorno della festa liturgica di S. Ponziano: alle ore 8.00 celebrazione delle lodi con i sacerdoti, i religiosi e le religiose della città presso l’Istituto Nazareno; alle ore 11.00 statio nella basilica di S. Eufemia e, a seguire, Messa pontificale in duomo presieduta dall’Arcivescovo. Nel pomeriggio: mons. Boccardo alle 16.00 presiede in cattedrale i secondi vespri pontificali e alle 16.30 la processione verso la basilica di S. Ponziano. La cittadinanza che vive in via del Duomo, in via Filetteria, in via Vaita S. Andrea, in via Pierleone, in via Cecili, a Largo Fratti, in via Ponzianina e in via delle Lettere è invitata ad addobbare e illuminare il percorso della processione. Alle ore 18.00 arrivo della processione alla Basilica di S. Ponziano e Messa di ringraziamento.

In occasione della festa del Santo patrono è tradizione che la Chiesa diocesana organizzi un evento culturale. Quest’anno l’Ufficio Beni culturali dell’Archidiocesi propone un convegno dal tema “Eucarestia e Croce: un pane, un corpo, un sacrificio”. L’appuntamento è per venerdì 13 gennaio alle ore 10.00 presso la sala Barberini del Museo diocesano di Spoleto, all’interno del Palazzo arcivescovile. «Questo momento – sottolinea la dott.ssa Stefania Nardicchi, curatore del Museo diocesano – è stato pensato come conclusione della mostra “Il Sacrificio di Gesù Cristo. Forma e funzione. Temi sacri nell’arte antica e contemporanea” organizzata dalla Rete museale ecclesiastica umbra e che ha visto coinvolti anche il Museo diocesano di Spoleto e quello dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci. Illustri docenti ci aiuteranno a sottolineare alcuni aspetti interessanti di questa mostra, che termina il 31 gennaio. Il convegno del 13 gennaio – conclude la Nardicchi – vuole anche gettare le basi per la prossima mostra d’arte diocesana dedicata al Crocifisso, che si terrà nella basilica di S. Eufemia, a partire dal mese di marzo». Dopo i saluti dell’arcivescovo Boccardo e di padre Luigi Marioli, ofm Conv., Presidente delle Rete museale ecclesiastica umbra si susseguiranno gli interventi di Anna Discroll, storico dell’arte, che parlerà de “La Croce dipinta: oggetto liturgico, immagine devozionale ed opera d’arte” e di Giovanna Sapori, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Roma Tre, che affronterà il tema “Sotto il segno dei Barberini. Committenze artistiche del Cardinale Fausto Poli per la Diocesi di Spoleto”. Alle 11.30 ci si sposterà nella Cappella del Sacramento della cattedrale dove Bruno Toscano, decente emerito di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Roma Tre, Rolando Ramaccini, presidente della COO.BE.C. di Spoleto, e Anna Maria De Carolis, restauratrice, illustreranno i “Tempi della Cappella del Sacramento”.

Cosa significa per una Chiesa diocesana far memoria del proprio patrono? Ci guida nella riflessione don Luciano Avenati, parroco dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci, che nell’ultimo numero del periodico Chiesa in Cammino ha proposto questo interessante articolo di approfondimento. «L’annuale celebrazione di S. Ponziano patrono della nostra Chiesa diocesana – scrive don Avenati - non può essere vissuta come ricordo di un qualsiasi santo che, magari più vicino a noi nel tempo, attira particolarmente l’attenzione. Ponziano, infatti, sta alla radice della nostra comunità diocesana e della sua fede. E le radici bagnate dal sangue sono sicuramente più robuste e più resistenti. E siccome, secondo l'antica espressione, il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani, con la prossima celebrazione del Santo patrono vogliamo riconoscere con gratitudine a Dio, ma anche a lui, che siamo nati dal sangue del suo martirio e da quello di tanti altri uomini e donne del suo tempo che hanno fecondato con la loro fede giovane e coraggiosa questa nostra terra. Noi, come tutti coloro che hanno creduto in Cristo prima di noi, siamo i frutti di questa splendida testimonianza. Ma lo siamo veramente se a nostra volta saremo seme fecondo di vita cristiana, mostrando in questo nostro tempo e in questa nostra terra la novità, la bontà e la bellezza del Vangelo. Ma per farlo non c'è altra via se non quella del martirio. Solo dal martirio, infatti, nasce la Chiesa e solo con il martirio essa cresce e si fortifica. Gesù nel Vangelo ci ripete più volte, e in particolare quando ci consegna la missione, che noi siamo “suoi testimoni”. Questa è la nostra identità più completa e più vera: siamo testimoni di Cristo! Lui, d'altronde, è “il Testimone fedele del Padre” venuto a testimoniare agli uomini l'amore fedele di Dio. Gesù ha fatto proprio così: testimone fedele del Padre fino al martirio, fino alla croce. Gli apostoli – prosegue il Parroco di S. Eutizio - hanno fatto proprio così, fino al dono della vita. Tanti cristiani dei primi secoli hanno fatto proprio così, fino al sangue. S. Ponziano e tanti suoi coetanei hanno fatto proprio così, fino a consegnare pienamente la loro giovane vita. La nostra Chiesa vuole forse tirarsi indietro in questo momento così difficile e così decisivo per l'annuncio del Vangelo? Vuole forse rinunciare o aver paura di dare testimonianza al suo Sposo e Signore? Vuole forse non passare il testimone della fede alle nuove generazioni derubandole della speranza che viene da Gesù Cristo? Vuole forse gloriarsi delle sue radici, del suo patrono, della sua storia e non dare frutti evangelici oggi e non fare storia oggi? Certamente no! Vogliamo essere presenti con chiara e rinnovata coscienza, con umiltà e forza, con coraggio e mitezza dentro questo nostro tempo e dentro questo nostro territorio, tenendo alta la palma del “martirio quotidiano”. Siamo chiamati al martirio della fedeltà al Vangelo nella nostra vita quotidiana, complessa, frenetica e, per tanti suoi aspetti, seducente e tentatrice nella direzione opposta al Vangelo; siamo chiamati al martirio della fedeltà alla nostra Chiesa diocesana e alle nostre comunità parrocchiali, vivendone gioiosamente, anche quando costa fatica, la vita e la missione nella comunione fermamente voluta, nella corresponsabilità fiduciosamente vissuta e nel dialogo pazientemente costruito; siamo chiamati al martirio della fedeltà nella famiglia, vissuta nelle sue diverse sfaccettature: la fedeltà coniugale, la crescita dei figli, l’attenzione ai malati e agli anziani, la trasmissione della fede, l’amore alla vita; siamo chiamati al martirio della fedeltà nella vita sociale: l’onestà e la pazienza nel lavoro, la ricerca del bene comune nelle responsabilità pubbliche superando gli interessi propri, l’attenzione ai più deboli e ai più svantaggiati; al martirio della fedeltà al futuro di Dio dentro questa crisi che chiama tutti a fare la propria parte per costruire uno stile di vita più vero e più umano, e per garantire un futuro più sicuro e più nobile alle nuove generazioni; in conclusione, siamo chiamati al martirio della fedeltà al bene e al rifiuto del male: il martirio-testimonianza dell’amore, della gioia, della pace, della pazienza, della bontà, della fedeltà, della mitezza, del perdono, della sincerità, dell’onestà, del rispetto delle differenze, dell’accoglienza di ogni persona. Ecco la più efficace “educazione alla vita buona e bella del Vangelo”. Ecco la via più vera della nuova evangelizzazione. Un bel martirio! Una bella testimonianza che farà dire a molti - e anche a molti giovani - come di fronte al martirio di S. Ponziano: “È bello essere di Cristo…è bello essere cristiani!”. Il Vescovo, che il prossimo anno inizierà la Visita pastorale, verrà nelle nostre comunità – conclude don Luciano Avenati - a confermarci in questa testimonianza, ad incoraggiarci in questa testimonianza e a riconsegnarci questa testimonianza».

 

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